sto ascoltando Novembre.2017

Beck

Colors

magari non sarà il suo apice di creatività, però si ascolta che è una meraviglia

Waxahatchee

Out in The Storm

Indie Rock di alto livello…

Pearl Jam

Let’s Play Two

che dire? Pearl Jam…

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Metro de Paris ligne 2 – Anvers

neri, indiani e arabi, insieme ad altri incroci etnici vari mi sorpassano veloci lungo il tunnel di piastrelle bianche. il lungo corridoio di una macelleria con gente che corre e che spinge.

io. io non capisco niente, non so neanche se sono nel luogo dove dovrei essere e proseguo lentamente un po timoroso. mi dispiaccio solo di non riuscire a capire questo balletto, gli spostamenti ritmici e schizoidi di questa gente strana. esco dal tunnel accolto da una corrente calda e puzzolente: il caldo è asfissiante, il puzzo di piscio pure.

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12Watt

oggigiorno ci sono un sacco di cose da commentare e tutti dicono la loro come è giusto che sia, e poi ci sono i mezzi proprio perché tutti possano dire la loro.

ma non qui, non ora.

non mi va di commentare i fatti e le opinioni di “tuttologia generale”.

per farvi delle opinioni non siete nel posto giusto, perché qui si gira e gira intorno, senza mai arrivare al dunque… qui si trovano certamente una bella quantità di domande, ma risposte ahimè non ce ne sono…

sono fatto così anche se è vero che ogni tanto mi arriva un’illuminazione, magari non tanto luminosa, magari solo da 12Watt, ma ogni tanto arriva…

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l’omino di ferro

è un giorno di giugno del 1992 e la tappa del Giro d’Italia passa sul Passo Pordoi. che dite ragazzi, ci andiamo? si, ci andiamo.

i compagni di avventura sono i soliti Giuly e Cama e il programma è che si affronta la salita e poi si aspettano i corridori: un classico.

si va con il furgone del Cama: tre posti davanti… mmh… e io finisco in mezzo.

ma poi durante il viaggio il Cama infastidito fa spostare il Giuly al centro ed io vado ad occupare il posto vicino al finestrino.

il Giuly si lamenta ma lui: te me sfrìsi tuto el finestrìn con che’l fèro del casso…

è si,  il Giuly è da poco stato operato al braccio e gli hanno applicato un fissatore chirurgico ortopedico all’omero. roba mica da ridere… per quasi tutti…

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…ma gentili…

siamo di fretta è vero, ma alle strisce pedonali ci si ferma. il pedone è un ragazzetto scapigliato con zainetto, poco più che ventenne. siamo fermi ma lui ci guarda e fa segno di passare; io lo guardo e a mia volta faccio un gesto come a dire di accomodarsi.

lui: ma volevo farti passare io perché hai una MINI!

io: la MINI è gentilezza, passa tu!

lui attraversa con una risata dicendo: anche io sono gentile.

io: ti meriti una MINI, allora.

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Il mio idolo senza volto.

Devo fare una piccola premessa:

dopo il racconto sul partigiano…, qualcosa si è risvegliato nei ricordi di famiglia.

Questo racconto è di mio fratello Giuseppe Bonato e parla del nostro bisnonno.

 

 

Tita Scanavin era l’uomo più forte del villaggio.

La sua forza era talmente risaputa che nessuno si meravigliò il giorno in cui entrò nel mercato con una mucca morta sulle spalle; erano al più curiosi di sapere come fosse morta, la mucca.

Tita Scanavin disse che la mucca era recalcitrante ad andare in paese, probabilmente sentiva che era destinata al macello. All’ennesimo tentativo di fuga Tita Scanavin perse la pazienza e con un pugno assestato tra le corna uccise la recalcitrante mucca e se la caricò sulle spalle fino al mercato.

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